12 Lug Un viaggio rivelatore
Non conto più il tempo passato da quando pensai la prima volta all’idea di produrre un grande succo di frutta con l’uva. Era l’estate del 2009 (credo) e mi trovavo in vacanza in bicicletta in Inghilterra. Completamente fuori forma, mi avventuravo sulle colline dell’Essex e, preso dai morsi della sete, trovavo in un negozietto uno smoothie, bevanda ancora esotica che mi impressionò per bontà e integrità. A Londra andai a visitare l’azienda produttrice e fu un’esperienza, come dire, che un po’ mi ha segnato. Tornato a casa con questo amore estivo a forma di succo nel cuore, lessi anche la biografia dei tre fondatori che narrando dei loro inizi, scrivevano a caratteri cubitali: “Never, ever, give up. Find the way it works.“
Come suggerivano nel libro, tagliai la pagina che così recitava e l’incollai con una calamita sulla caldaia in cucina.
E’ ancora lì. E ci sta benissimo.
Ormai settembre, ebbi l’occasione di servire un rinfresco per l’inaugurazione di un vivaio e come bevanda analcolica portai dell’uva fresca frullata, cui aggiunsi limone, arancia e banana.
Di fronte al tavolo del rinfresco ponemmo due bidoni, uno con la scritta SI, e uno con la scritta NO. La domanda era se avremmo dovuto iniziare a produrre una bevanda di quel tipo oppure no.
A fine giornata il bidone del SI era pieno e, sinceramente, non avevo mai riscontrato tanto entusiasmo ad una qualsivoglia degustazione.
Da allora la mia missione è stata riuscire a scovare il sistema per mantenere nel tempo la freschezza di una grande uva appena colta e le sue proprietà nutrizionali. Abbiamo provato molte soluzioni nel corso di questi ultimi 4 anni con un numero incredibile di delusioni.
Grazie alle persone che hanno creduto in questo progetto, grazie alla determinazione, grazie al caso, grazie al fatto che questo sarà anche un paese con mille problemi, ma ci sono strutture comunque che funzionano, siamo riusciti a sviluppare un protocollo che associa il freddo alle alte pressioni, escludendo le alte temperature e l’aggiunta di qualsivoglia sostanza chimica.
Il risultato è qualcosa di tremendamente innovativo. Frutta fresca, integra e buonissima.
In tutto questo ha anche grande parte l’incontro fortuito con Andrea e Davide, méitre e chef del ristorante XVI secolo di Pudiano (esiste, è una frazione di Orzinuovi). Con loro sono nate delle ricette dove l’uva si è sposata con acqua di sorgente e le spezie, smorzando così la nota zuccherina e migliorando la complessità organolettica e nutrizionale.
Un grazie a le tante altre persone il cui incontro fortuito ha dato un contributo fondamentale alla nascita di tutto questo. Un contributo sempre entusiasta, sincero e di alta professionalità.
Enrico.
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