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Il “rismen” all’improvviso

Non ho mai avuto regole fisse, se non quella di non trascurare niente mi potesse capitare di fronte al naso. So per certo che la vita ama nascondersi dappertutto, sotto le mentite spoglie di un sussurro, e mi piace scovarla ovunque si trovi.

Per questo son stato da sempre un curioso cronico, capace di buttarsi a capofitto nelle situazioni, solo perché è la mia sete che me lo chiede, senza troppi scopi.

Sicuramente questo, oltre a tre anni intensi, ricchi di ricerca, prove, scoperte e caparbie sperimentazioni, a portato me, Enrico, Davide e più recentemente Mario, Wilma, Claudio e il resto della spettacolare squadra di entusiasti all’opera a fare del mondo dei nostri nettari quello che ne è adesso, un progetto appena nato dalla semplicità entusiasmante, qualcosa che letteralmente ci ruba il sonno e che non vediamo l’ora di presentarvi e di farvi assaggiare, così come quando si fanno incontrare per la prima volta due amici a cui si tiene particolarmente.

Niente nella genesi dei nostri succhi ha le caratteristiche del calcolo, della mira industriale, della logica di mercato, è nato per caso, figlio dell’innamoramento e di particolari incastri magici, che alcuni non esitano a chiamare destino. Nella mia particolare visione delle cose, il destino non esiste, nulla è predestinato, solo viene suggerita una direzione. Ognuno è libero di incasinarsi la vita nei modi che preferisce, finché succede, a volte, che entità sconosciute, forze cosmiche, veri e propri colpi di scena, decidano di darci una botta per rimetterci più vicino alla carreggiata quando stiamo abbandonando la via, e se si hanno gli occhi la pelle buona per percepire il cambio del vento, ogni momento è buono per modificare il passo e avvicinarsi alla fonte della felicità con più determinazione.

Per questo, nel raccontarvi come è nato il nostro sogno, non posso trascurare quello che forse è uno dei momenti più indiretti della sua genesi: l’esposizione annuale per la ristorazione che si tiene a Riva del Garda, l’edizione del 2010 per essere precisi.

Io e mio fratello ci aggiravamo per gli stand della fiera, senza essere troppo colpiti da niente in realtà, assaporando quasi una sottile delusione, quando ci trovammo di fronte uno striscione colorato che recitava “Cascina Belmonte. Muscoline”. Quelle tre parole, Muscoline in particolare, erano bastate per rubare tutta la mia attenzione e fare in modo che il resto della fiera fosse improvvisamente evaporato. Completamente rapito mi avvicinai allo stand, e vidi Enrico, dietro al tavolo di degustazione.

Per molti di voi Muscoline può non significare nulla, un piccolo paese della provincia di Brescia, dove colline dalle dolci linee allenano lo spirito e boschi tranquilli separano quella che è la Valtenesi dal lago di Garda. Per me quel nome significa molta della mia infanzia, e assieme due terzi buoni del mio fiuto, l’intero mio senso dell’orientamento, metà buona del mio cuore, il mio innamoramento per i boschi e i loro profumi, i loro suoni, le loro luci ma soprattutto le loro ombre, le mie prime corse a misurare il fiato, le prime cadute toste e una serenità completa da asciugare la sera vicino alla stufa. Mio nonno aveva una casa a Muscoline, più precisamente nella località detta Singia, e io amavo alla follia quella casa.

Il caso vuole, e quando vuole lui c’è poco da fare, che Enrico faccia un vino che prende il nome dai suoi vigneti di Rebo situati proprio in Singia, e fu quella bottiglia, e quel nome, a farci spendere le prime parole assieme, e fu lì che decisi che avrei lavorato con Enrico, fosse solo vendendo i suoi vini al mio ristorante.

Una settimana dopo stavo assaggiando il suo riesling in cantina e tutto mi fu più chiaro. I vini erano come lui, non c’era contraffazione tra i due, nessun problema di traduzione. I suoi vini e il suo carattere erano perfettamente accordati, celati dietro un’apparente semplicità che mostrava in sé la forza di un’idea e il coraggio di proteggerla per dargli spazio. Dentro i riflessi impazziti di oro giovane del bicchiere, rividi mio nonno a tavola, ostinato, nel esigere sempre la sua dose quaotidiana di “Rismen”, così come chiamavano il riesling in quelle zone, e avvertii quella sensazione chiara a cui non si può dare nome ne volto, quel misto di eccitazione e spavento per la stessa agitazione che avverte nel sangue il viaggiatore quando pensa al mare, e capii che stava per succedere qualcosa, proprio in quel momento. Era l’inizio di una amicizia, un sodalizio, una condivisione di sogni e speranze, e l’eco lontano di tutto quello che sarebbe arrivato a breve, a sconvolgerci le giornate.

L’incontro di quattro fratelli in quel momento stava per rendere possibile quello che sarebbe successo di lì a poco, una pacifica rivoluzione del gusto,  la messa in moto di un’intuizione, l’euforia di un progetto in cui tutto mandava fuori giri come i primi segni di una sbandata. In poche parole, a breve, ci saremmo presi una cotta per il mondo dei nettari. Ma questa è un’altra storia.

Andrea.

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