Farm nature plan: biodiversità a Cascina Belmonte

 In Cascina Belmonte

Nei vigneti di Cascina Belmonte si coltivano le uve destinate per la produzione di  d’UVA e qui, da qualche anno, è iniziato un progetto per incrementare la biodiversità sulle superfici aziendali.

Nell’agricoltura convenzionale il sistema è fortemente semplificato e richiede un continuo intervento umano. Al contrario in un sistema completamente naturale la regolazione interna è frutto dell’intrecciarsi delle relazioni tra le specie più diverse. Con questa finalità sono stati ipotizzati interventi sui boschi, vigneti, siepi, scarpate.

Qualche settimana fa sono state seminate alcune scarpate con essenze floristiche adatte a creare un ambiente favorevole ad insetti pronubi(impollinatori) e, in particolare, un ambiente favorevole ai lepidotteri, un ordine fortemente esposto ell’erosione genetica per via della mancanza di Habitat.

Miscuglio di semi selvatici prima della semina:

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A proposito di questo intervento sulle scarpate, ho posto ad Enrico Di Martino, titolare dell’azienda, alcune domande.

1) Quali sono le differenti sezioni di sementi e piante di campo attorno alla proprietà?
Enrico: sono tutte specie che attraggono gli impollinatori, come le api, e/o che fungono da cibo per le larve di farfalla. Ogni insetto si nutre di piante specifiche, che variano a seconda dello stadio evolutivo dell’insetto stesso.
Così la larva della farfalla necessità di piante che la farfalla “adulta” rifiuta e viceversa. Per questa ragione abbiamo piantato diversi arbusti per gli “adulti”, che traggono nutrimento dal nettare del fiore e certe piante per le larve, che prendono nutrimento direttamente dalle foglie.

2) Puoi spiegarci perché pianti all’inizio dell’inverno invece che, per esempio, all’inizio della primavera?
Enrico: per due ragioni:
1)alcune specie richiedono il clima freddo per superare la loro invernale quiescenza. Cioè, devono accumulare ore di freddo per essere in grado di germinare all’arrivo del clima mite.
2)altre specie germinano immediatamente e quindi sono pronte, in primavera, per competere con le piante già presenti. Noi stiamo piantando su terreno inerbito, che non è mai stato né coltivato, né lavorato. In gergo tecnico, si tratta di una “trasemina”.

3) Dal momento che la biodiversità invita alla compresenza di un gran numero di animali diversi, c’è il rischio che cresca considerevolmente la presenza di animali che potrebbero essere causa di danneggiamenti alle colture come conigli o cinghiali?
Enrico: il rischio aumenta con il diminuire della complessità dell’ecosistema.
Specie che consideriamo pericolose sono sintomo di una forte e disturbante presenza umana che ha generato un disequilibrio come ad esempio, una mancanza di predatori.
Una monocoltura ha un maggior rischio di invasione perché costituisce un enorme e aperto banchetto per gli animali che si nutrono di quella coltivazione.

3) Quanto tempo ci vorrà prima che gli obiettivi del progetto si realizzino?
Enrico: dal momento in cui vengono piantati i semi, al raggiungimento di una considerevole fioritura, intercorre almeno un anno. Quest’estate già si potevano apprezzare delle belle fioriture sulle superfici seminate nel 2010.

Il primo appezzamento seminato nel 2010. In piena fioritura nell’estate 2012.

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Alcuni fiori e piante raccomandati per accrescere la biodiversità sono: la famiglia delle Apiaceae e Umbrelliferae: Coriandolo, Cerfoglio, Tanaceto; la famiglia delle Ateraceae: Margherite, Achillea Finocchio, Menta, Aneto.

Ingredienti nascosti e inaspettati per fare in modo che le uve di d’UVA siano 100% “spray-free”!

Diana Zahuranec

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